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  LA DONNA NELLO SPORT



Le recenti statistiche confermano un considerevole aumento delle donne dedite alla pratica sportiva in forma agonistica. Nonostante questo, il numero delle praticanti del gentil sesso è (di molto) inferiore a quello dei loro colleghi uomini. Le ragioni di una così marcata differenza vanno in parte ricercate nel ruolo socio-culturale che la donna ha sempre svolto ed in parte a certi pregiudizi, radicati nel profondo dell'individuo, che stentano a dissolversi completamente.

Un pregiudizio che nasce con noi.
L'ambiente che ci circonda è responsabile di gran parte degli stimoli educativi che ci fanno crescere e da subito notiamo una sostanziale differenza tra i due sessi, infatti, mentre nei maschietti sono incentivati la competizione, l'aggressività, l'auto affermazione (…), nelle femmine avviene esattamente l'opposto.
La bambina viene educata per essere conforme ad un ruolo fatto di capacità di comprendere, d'accettazione dei bisogni altrui, di disponibilità a capire.
Tradizionalmente la donna è vista come un grande contenitore nel quale devono trovare posto l'emotività ed i problemi degli altri, in particolare quelli del marito e dei figli.
La femmina non è spronata ad investire sulla propria persona, cresce cercando di dimostrare a se stessa, la capacità di essere accettata dagli altri per le sue qualità sul versante affettivo ed emotivo, mentre il maschio tende ad acquisire gli strumenti che gli permetteranno di conquistare, attraverso un comportamento competitivo, un suo ruolo nel sociale.

Le cause di un precoce abbandono.
L'abbandono dell'attività sportivaè un problema molto diffuso tra le adolescenti. Una delle cause più frequenti è la paura che lo sport possa danneggiare l'aspetto fisico. A questa età, per una ragazza, sapere di essere attraente, aumenta l'autostima e di conseguenza rafforza la propria identità femminile.
La famiglia, gli amici, inviano spesso messaggi negativi alla giovane atleta che viene indotta a pensare che l'esperienza sportiva non sia adatta al suo ruolo di femmina e che quindi sta perdendo tempo.
E questo soprattutto in età adolescenziale, quando la ricerca dell'identità è più forte e si avverte maggiormente, il bisogno di essere il più possibile in sintonia con i ruoli proposti dalla società.

Le motivazioni della donna atleta.
Le motivazioni più importanti sono quelle legate al volersi migliorare fisicamente e psicologicamente e lo stare in mezzo ai giovani. Nella maggior parte dei casiè il padre che approva l'attività sportiva della figlia, mentre la madre incoraggia la ragazza quando lo sport che pratica è più vicino al cliché femminile, per cui è più facile che venga osteggiata una ragazza che si dedica alla canoa rispetto ad una che pratica pattinaggio artistico. I genitori, inoltre, appaiono più portati a rinforzare nella pratica sportiva della figlia gli obiettivi di tipo salutistico piuttosto che quelli di socializzazione ed emancipazione.
Le giovani atlete hanno dimostrato di essere consapevoli dei pregiudizi nei confronti della donna sportiva. Alcune sono sembrate sensibili e non sufficientemente indifferenti alla paura di perdere parte della loro immagine femminile.
L'abbandono dello sport tende infine a legarsi ad una pressione "conformista" esercitata dal mondo esterno quando la ragazza passa dall'adolescenza all'età adulta.
Le atlete non sembrerebbero comunque differenziarsi in fatto d'interessi dalle altre loro coetanee non sportive. Le ragazze hanno dimostrato di dare importanza al bisogno di realizzazione e d'autonomia, manifestando un certo distacco verso gli ideali femminili tradizionali.

La donna sportiva del duemila.
In questi ultimi anni, l'immagine femminile idealizzata dalla società si sta pian piano arricchendo di alcune caratteristiche che in passato erano ritenute tipicamente maschili. Vengono maggiormente accettati l'aggressività e il bisogno di autoaffermazione. Per tener fede a questo modello, la donna ha conosciuto i sacrifici delle diete e si è avvicinata all'attività motoria con più interesse, anche se siamo ancora in una fase in cui tende a costruirsi un corpo non tanto per se stessa, ma soprattutto per i desideri del mondo esterno. Il bisogno di autorealizzazione rivendicato dalle donne negli ultimi anni dovrà, ammesso che non vi siano situazioni di riflusso, divenire lentamente parte integrante dell'identità femminile. Il bisogno di autorealizzazione, per estrinsecarsi necessita della capacità di vivere serenamente la propria aggressività, per tradurla in comportamenti di tipo agonistico e competitivo.